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il
santo ottone dei roveti
roseti
in fiamme
citando
celano
poi
capacissimi di dirti
farti
baciarti
un
colpo d'ala tornando
scemano
come in sanguigni flussi
t'addentra
fra veli
di
dubbi dura stele
s'incrocia
più su in alto
precipitando
poi
inabissati
i
soli
orizzonti
mai
finora
avvistati.
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virando
cabra
parafrasate
istantanee orizzontali
precipita
in sé
affossato
orizzonte a ore sei
un
troppo sole bombarda
silenzi
tutt'attorno
poi
tirata
VERSO
e con forza- di sé
innalzandosi
la cloche
approfonditi
abissi
rosso
aria bruciata
cadono
saltando
sterminati
sodalizi
furenti
-in basso-
fremono
ventilati
stagni
tremanti di papaveri.
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ammasso
fosso chiave
incupiscono
tacciono
mutando
oceani in aria
tornati
cambiano stato
tutt'uno
poi migliorarsi
in
di veli
foreste
scoperchiate
al
volo d'uccello
ruggendo
cava i succhi
di
una giornata via l'altra
assente
in focolaio spento
poi
accende una rivolta.
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incuriosito
di sé
rincruda
orientatisi
poi
saettando
fra sé e sé accecati
spesso
estemporanee eruzioni
riportandolo
a fiotti
di
normale aria
s'uniformano
tacciono
è lui appena
rombo
di motore.
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un
turno appena
poi
scoppia
silente
tuono di sfracello
disancorati
ossimori
se
svolazzare ti massacra
polmoni
aperti andiamo
verrete
aria
bruciata a bere
quando
il rombo si raggiunge in sé stesso
risentendo
quarto a quarto
allora
poi dovunque
restando
incazzati
s'infigge
nell'oscuro
di
sola aria lacerati
con
le radici sole
di
capelli striate
andando
torna
dove
solo puoi
essere
silenzio.
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BARONE
ROSSO
OH
OH
OH
sobbalza
di appena ricordi
a
volo smuore
nel
frastuono
sollevate
gonne stop
anfratti
scoscesi
docce
mutanti a fronte
discontano
riscontri
appena
poi
tornato
stanziale
a
pile scariche
il
rumore
solo
della radio.
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alitando
s'intromettono
fragili
spalle tatuate
quando
l'incuria
sottomesse
flette
statue
estroflessi
mutanti
le
mani in ali
poi
piombo
incollarti
al cemento
ricordi
scardinati schegge appresso
resta
croci
parlanti mute
oscure
sconosciute
cicatrici.
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trancio
insospettabile
fili
recisi
scintillio
nei più
repressi
remoti
buio
dopo buio
lenzuola
tese
efelidi
dal
naso perdendo
cirrocumuli
sperse
adocchiò
disparirono
a scatti
fiotti
e fiotti
bracciando
l'aria
ancoraggi
riunì
ineluttabile
i
cavi tutti assai
partì ma espandendosi.
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di
donne
foglie
raccolte
trapezio
emozionale
ancora
gomma
impressionabili
fachiri
alle
poltrone chiodate
scegliendosi
il rischio
all'altissimo
dei bassi
è
così come puoi
sfriggendo
ai contatti
sugge
l'anfratto vola
porti
ritorni
riassortisco
il mio show
assemblati
a scatti
fiorì
lasciando
tra
prese spine.
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se
immobile strato
sfere
appolaiate
poi
notte
sfriggono
in albe
cadenzandomi
i respiri
più su
d'adduttori
irresponsabili
frullii
abbaiando
m'esprimo
danzai
lei
pure allora
muti
inceneristi.
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s'addentrano
nei baci
adesso
azzurra
se
abbastanza inclinato
voli
filanti
sfibrate
singole
piume
orientabili
il
colpo
d'alba
in ala
addossati
elevando
poi
culmini
silenzio
lento
trucioli
bianche remiganti
dal
buio a razzo
va
al silenzio
instabili
frullii
tuonando
taccio.
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