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NECESSARIO MINIMO *
Una parete di circa sei metri quadri allestita come un magazzino della memoria, un rifugio post-atomico dove residuano ricordi, oggetti, spezzoni di emozioni, frammenti di parole.
Vecchie TV con versi scritti sul vetro illuminati dall’interno da lampeggiatori stradali, radio d’epoca, vecchi telefoni, bobine cinematografiche, barattoli, casse, bombole d’ossigeno, scarti eterogenei, materiali di risulta e di recupero omogeneizzati e riplasmati in un bagno monocromo d’argento, come una stratificazione temporale o una esplosione atomica.
Il tutto bloccato: unici movimenti quelli delle luci, in profondità i lampeggiatori, in orizzontale i versi rossi che scorrono in loop attraverso una titolatrice.
In abbinamento una sonorizzazione campionata suddivisa in due parti: la prima con la mia voce - in positivo - recitante i testi e modificata in tre differenti tonalità e timbri, come se ci fossero tre distinti lettori; la seconda parte col mio timbro naturale ma perfettamente a ritroso, come una nuova lingua dalle sonorità sconosciute. |